Il Fungo Ipogeo

Andiamo innocentemente all’Ipercoop, dove una ragazza sorridente ci porge un bigliettino pubblicitario. Lo prendo io, così, d’impulso, geneticamente incapace di essere brusco con qualcuno che, per lavoro, deve stare davanti ad un negozio, sorridente, a distribuire pubblicità. Il bigliettino, che si rivela in verità un mini-opuscolo, annuncia la “Sagra del Tartufo di Bosco della Panfilia.” Dentro, trovo scritto: “La presenza di essenze arboree, unitamente all’origine alluvionale dei terreni, ha favorito nel tempo le condizioni per la crescita del fungo ipogeo e il Bosco Panfilia, sintettizzandone morfologia e caratteristiche, è uno dei luoghi più adatti per il suo sviluppo.” E a quel punto decido che una bella incazzatura ci vuole.

I pilastri dell’incazzatura sono tre: Uno, chi c***o crede che un testo così pomposo (dietro il quale vedo benissimo il muso compiaciuto dello scrittore pompato) faccia venire voglia di assistere alla sagra? Due, perché c***o qualcuno è stato pagato per produrre una merda del genere, e sicuramente più della ragazza che la deve distribuire? E tre, dove c***o c’è il numero di telefono, perché, dài, veramente … il “fungo ipogeo.”

Ci sono 923,000,000 persone nel mondo che soffrono della fame—quotidianamente, non come un fatto transitorio. Ogni anno, il 60% (SESSANTA PERCENTO!) della mortalità infantile in tutto il mondo è dovuto alla fame. E mi invitano ad una sagra per spacciare un prodotto per cui la gente è disposta a pagare tra €100 e €300 all’etto (all’ETTO!). Tra mille e tremila euro al kilo ($636-$1900 alla libbra americana). Cioè, se non bastassero quei prezzi, per rincarare lo snobismo devo pure leggere “essenze arboree,” “sintettizzandone morfologia e caratteristiche,” e “fungo ipogeo.”

È proprio qui dove l’essere buongustai, gourmand, foodie (come preferite chiamarlo) diventa un’oscenità. Ho un bisogno pazzesco di telefonare a quelli di Bosco della Panfilia giusto per dire, ma vaffanculo, va’.

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Posted on 31 October 2009, in Italy, Italian, Italians (in that order), Write ... che ti passa. Bookmark the permalink. Leave a comment.

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