Shock of the Century! Tiziano Ferro: “Sono Omosessuale” [in italiano]

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Più che altro, voglio dire: «Grazie, Tiziano».

Poi vorrei che non ci avessi messo tanto. Che non avessi sentito la necessità di provare a depistare il pubblico con il racconto di tormentati amori etero che non avevano funzionato. Vorrei che fossi stato un po’ più coraggioso, un po’ prima.

Vorrei anche che la casa editrice del libro in cui ti dichiari, Trent’anni e una chiacchierata con papà – la milanese Kowalski – non avesse deciso di eludere qualsiasi menzione dei termini «gay» o «omosessuale» nella sua promozione on-line (cfr. p. es. http://www.kowalski.it/news/tiziano-ferro-dal-20-ottobre-in-libreria-trentanni-e-una-chiacchierata-con-papa/).

Comunque sia, grazie: dichiararsi gay è molto difficile. Per un ex ragazzino ciccione di Latina, basso Lazio, Italia; per l’attore Sean Hayes (ancora vagamente incazzato perché «la gente» lo ha costretto a dirlo); per tutti, sempre. Dopo che lo hai fatto, però, ti ritrovi a chiederti perché hai aspettato tanto.

Questa settimana, in cui tutta la comunità “diversa” statunitense è ancora sotto choc per il recente suicidio di quattro ragazzi che, a quanto pare, sono stati perseguitati a morte dai compagni e perlopiù lasciati a se stessi dagli insegnanti, una visibilità del tuo calibro si fa ancora più significativa.

Se poi trovassi anche il modo di trasformare questa visibilità in un’iniezione di speranza per i giovani omo- e transessuali che vivono in Italia, dove il Comandante in Capo dei Castigafroci si aggira in stole d’ermellino e scarpette firmate, allora avresti davvero compiuto il miracolo.

Insomma grazie, Tiziano. E ben arrivato. Eravamo tutti qui ad aspettarti.

Traduzione di Isabella Zani.

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SU “REPUBBLICA”
Ferro: “Sono omosessuale e ho la libertà di poterlo dire”

Esce il libro-diario della popstar. Dopo il successo, ma anche dopo crisi esistenziali e dubbi di ogni genere, racconta la sua vita, dalla bulimia alla difficoltà di accettare la sua omosessualità. “Ma ora vivo meglio”
di GINO CASTALDO

ROMA – Ci ha messo anni, ma dopo tanti tormenti, dopo crisi esistenziali e dubbi di ogni genere, Tiziano Ferro ha deciso di pubblicare i suoi diari, quindici anni di appunti personali riuniti in un libro intitolato Trent’anni e una chiacchierata con papà (ed. Kowalski nelle librerie dal 20 ottobre) nel quale racconta tutta la sua vita, dalla bulimia alla difficoltà di accettare la sua omosessualità, dall’isolamento paranoico all’incapacità di amare dovuta alla non accettazione di se stesso per quello che era, con passaggi di una disarmante sincerità.

C’è tutto Tiziano Ferro in queste pagine, mettendo fine una volte per tutte alle voci ricorrenti sulla sua omosessualità, e più in generale al riserbo assoluto di cui si era circondato in questi anni. Il gesto sembra essere un atto fortemente liberatorio, nato, come racconta lui stesso, da una chiacchierata col padre, dalla decisione di iniziare un percorso terapeutico e progressivamente di allargare questa voglia di sincerità prima agli amici più intimi, e poi al pubblico. “Sono felice, è la mia libertà di poterlo dire”.

A causa di questa negazione, racconta Ferro, ha vissuto anni molto difficili, malgrado il successo internazionale di cui ha goduto e malgrado la passione ancora oggi inalterata per il suo mestiere. Ora, sembra, gli si pone davanti una vita completamente nuova. Essere gay non è un crimine, e la sua rinascita parte da questa ovvia, ma a volte non scontata, considerazione.
(05 ottobre 2010)

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Il 5 gennaio 2012, Claudio Rossi Marcelli scrive sull’Internazionale (l’articolo si puo’ leggere qui) “Me lo so spiegare” in cui parla degli “assurdi giri di parole” adoperati da Ferro per evitare la parola “gay” durante uno speciale su Rai 2. Marcelli dice “mi viene da pensare che il coming out pubblico di Tiziano Ferro sia in quella fase … in cui lui si è finalmente tolto il peso, ne parla, ma né lui né il grande pubblico sono ancora pronti a dire gay ad alta voce. Non dico che sia giusto, ma forse è comprensibile.” Il mio commento e’ questo:
Eh no, Daddy caro, perdere l’occasione di dire la parola “gay” non e’ un’enorme spinta a un intero paese.” E’ un pallida, pavida dimostrazione di una mancanza di coraggio. Come ho scritto sul mio blog dopo il coming out di Tiziano: “Tiziano, vorrei che non ci avessi messo tanto. Che non avessi sentito la necessità di provare a depistare il pubblico con il racconto di tormentati amori etero che non avevano funzionato. Vorrei che fossi stato un po’ più coraggioso, un po’ prima.” Il resto si legge qui: , https://unavitavagabonda.wordpress.com/2010/10/05/ferro-sono-omosessuale-it. Questa cosa di non “dire qualcosa di gay” non e’ comprensibile — lui non ha 16 anni, non e’ isolato, e il pubblico televisivo non e’ i suoi genitori. Per le difficolta’ personali, non pronuncio e ha la mia solidarieta’. Sul suo comportamento pubblico, mi dispiace: ci vuole di piu’ e ci vuole di meglio.
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Posted on 5 October 2010, in Italy, Italian, Italians (in that order) and tagged . Bookmark the permalink. Leave a comment.

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