Writer Beppe Severgnini on Italian Racism … #SpectacularFail

In his 27 December 2011 post on Italians, his Corriere della Sera-sponsored blog site, writer Beppe Severgnini responds to a letter from a reader regarding Italian racism.

The post comes in the wake of two recent race-related atrocities in Italy: First, An “immigrant hunt” through the streets of Florence on December 13th in which a right-wing militant shot and killed a number of Senegalese street traders in two of the city’s outdoor markets (see “Racist Attack in Florence Markets“) and, in the same week, the raid and arson of a Rom encampment near Torino by some 500 “enraged citizens” after learning that a 16-year-old girl had told police she was raped by “two gypsies” (she could tell they were gypsies, she informed police, because “they stunk like animals”). Unfortunately, the story was entirely made up: the girl recanted 24 hours later, admitting that she’d invented the rape accusation to keep her ultra-religious family from learning that she’d been sexually active with her boyfriend (see “Vigilante lynch mob of 500 torch gypsy camp with petrol bombs after teen’s fake claim she had been raped“).

Severgnini’s reply to the letter, entitled “Gli italiani non sono razzisti” (Italians are not Racist) makes his position clear.

To which I can only say, “Caro Beppe,” I beg to differ….

___________________________________

Caro Severgnini:

Mi schiero subito: Sono con loro che dicono che questa volta hai sbagliato, che le tue forti capacità di ragionare in un modo pacato e equilibrato questa volta ti hanno abbandonato.

Vorrei offrire prima un paio di osservazioni. Ho vissuto cinque anni in Italia prima di tornare a “casa,” cioè gli stati uniti. Posso dire che, tra tante belle esperienze in Italia, ho anche conosciuto un popolo subito pronto a dichiararsi “non razzista” senza mai considerare seriamente la possibilità, un popolo che aveva sempre fretta a portare la conversazione su qualche altra sponda. Su qualsiasi altra sponda, in realtà, spesso arrampicandosi sugli specchi. Per voi, è un rigetto istintivo e sventato. E questa impulsiva, leggera negazione è uno dei più precisi motivi per credere invece che il razzismo in Italia sia ben radicato.

Seconda osservazione: Cosa significa “gli italiani sono razzisti” o “gli italiani non sono razzisti”? Sono, alla fine, frasi vuote e non degne di un discorso serio. Se vogliamo parlare del razzismo in Italia, dobbiamo veramente dimostrare che ogni singolo italiano è razzista? Che ogni istituzione è razzista? Ogni azione del governo? Ogni trasmissione televisiva e ogni perla che cade dalle labbra di ogni insegnante?

Certo di no. Ma questo è il ragionamento sul quale tutta la conversazione nazionale si basa. È il gioco a somma zero del discorso italiano sul razzismo, e la lettera del buon Franco Pellela insieme alla tua risposta ne sono esempi: O “gli italiani sono razzisti” (tutti, sempre) e per prova abbiamo “Torino e Firenze,” un approccio abborracciato che ci constringe non soltanto ad ignorare le radici e il significato del singolo evento ma a tralasciare gli esempi di buona convivenza e di comportamento civile tra le razze in Italia.

Oppure abbiamo “gli italiani NON sono razzisti” (nessuno, mai), e abbiamo per prova la convinzione (completamente infondata) che episodi come “Torino e Firenze” siano “isolati” e che i razzisti siano pochi e emarginati (altra ipotesi priva di fondamento). In altre parole, abbiamo la smentita ansiosa, automatica, e immotivata.

Ti dico che, per più di 7 anni ho fatto una collezione di “episodi” italiani di razzismo, e non sono né pochi né marginali. Sono frequenti e sono spudorati. Potrei farci un libro (e chissà? Forse lo farò.) Cosa dimostrano? Che tutti gli italiani sono razzisti? No, ma evidenziano la forte corrente razzista in Italia e il fatto che, al livello del discorso nazionale, dell’educazione civica, degli interventi da parte dei vostri politici, del linguaggio di ogni giorno, delle immagini, del modo in cui i media forniscono “disinformazione” al pubblico (l’esagerazione del numero di immigrati in Italia, giusto per dirne una), il razzismo è un filo rosso del carattere italiano. (Non cercherei mai di dire IL filo rosso.)

Mi fa ridere (amaramente) quando la gente cerca di spostare l’accusa di razzismo sulle “problematiche” dell’immigrazione. È il “benaltrismo” dell’italiano (non negherai, spero, almeno questo tratto nazionale) scritto sullo schermo grande. Tanto per cominciare, l’idea di incolpare gli immigrati per i vostri problemi di integrazione (sono così tanti, abbiamo bisogno di tempo per adeguarci, loro non si assimilano, hanno completamente conquistato certe zone) è razzista di per sé.

Ma lasciamo perdere questo per parlare di sistemi più importanti. La  politica del governo italiano per quanto riguarda l’immigrazione è razzista per definizione. Tutte le polemiche sulle moschee, la burquini, gli spacciatori africani, i-rumeni-che-ci-rubano-il-pane-di-bocca, e via dicendo sono, per definizione, razziste. Presumono la superiorità o il predominio di una cultura (quella italiana). Presumono il pericolo, il male, la minaccia sproporzionata da parte di un’altra. Presumono il bisogno di reagire, di salvaguardare i propri valori (la famiglia, la religione, la stessa “cultura”), ecc., perché esse sono “sotto attacco.”

In fine, credo di aver capito, leggendo tra le righe della tua risposta, che ti riferisci agli stati uniti quando dici di non vedere “una sistematicità” del razzismo in Italia. Se è così, ti do ragione—ma solo in parte. Il razzismo in Italia non è come il razzismo negli stati uniti. Non si basa culturalmente sul concetto della superiorità dell’uomo bianco e i suoi presupposti non sono da cercarsi nello storico assoggettamento di un’intera razza per legge, per religione, e per costume.

Ma non per questo dovrete sentirvi né sollevati né esenti. Il razzismo italiano si svolge come il razzismo italiano, non come quello americano. In primis, non vi credete una razza—un’etnia, come dici tu—perciò definire il razzismo come il ritenere un’etnia inferiore a un’altra” rende il concetto complicato nel contesto della vostra storia e presente. Ma il razzismo italiano si basa comunque sulla superiorità degli italiani (degli europei, dell’occidente). E quando il razzismo si alza la testa in Italia, sempre razzismo è. (Considera che per confermare l’accusa contro “due zingari,” la ragazza di Torino ha pensato bene ad aggiungere “ho riconosciuto quelle bestie da come puzzavano.” Se non c’è il razzismo in Italia, come ha saputo, una di 16 anni, che quel dato avrebbe fatto così tanta presa sui suoi concittadini? Pensa invece alla frase, “Sapevo che erano italiani, quelle bestie, le conoscevo da come puzzavano.” Non sta in piede, vero?)

Nella tua risposta a Pellela, il tuo è un ragionamento prevalentemente semantico: non si tratta di razzismo ma di un “viatico verso il razzismo.” Non si tratta di razzismo ma di atteggiamenti “grossolani, stupidi, beceri.” Cioè, tutti i sintomi, i presupposti, le impronte del razzismo sono presenti, ma state attenti: non è razzismo. Caro Severgnini, credi anche che una donna possa essere “leggermente incinta”?

Più che altro, quello che mi dispiace è che tu abbia perso un’occasione per educare, per parlare di cose serie. Qualche parole di saggezza, di contemplazione su questi due episodi pietosi, vergognosi? No. Solo l’abituale negazione. Quello lì, non è razzismo. Sono beceri, quelli con le torce e i volantini “Ripuliamo la Continassa,” ma non sono razzisti. Non siamo razzisti, noi no.

Io invece vivo di questa verità: Siamo tutti razzisti. Nella mia esperienza, chi dice – chi insiste – di non esserlo è il primo indiziato. Tanto, se gli italiani sono o non sono razzisti, se sono più o meno razzisti di questi o di quelli, non sono le questioni fondamentali. Razzisti o non, c’e’ una cosa ben più grave da valutare: la vostra conclamata allergia all’autocritica.

Advertisements

Posted on 28 December 2011, in Italy, Italian, Italians (in that order). Bookmark the permalink. 1 Comment.

  1. Anche questo e’ “becero,” ma il razzismo sicuramente non c’entra:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/06/il-prof-minaccia-una-strage-in-sinagoga/181952/ – “Un docente di storia e filosofia di un liceo classico di Torino è arrivato a minacciare una carneficina nel luogo di culto della comunità ebraica se qualcuno si fosse azzardato a rimuovere le foto di Hitler e Mussolini sul social network.”

    E Severgnini, che dice?

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: