Il Traduttore & l’Agente Letterario: Un Capriccio in Inglese

Ambientazione: Un agente letterario italiano contatta un traduttore per parlare della traduzione di un libro. L’agente rappresenta l’autore, uno scrittore che vorrebbe vendere la sua opeuncle sam hatra negli Stati Uniti. Seguono lunghe trattative sull’accordo, ma l’agente rifiuta di firmare qualsiasi contratto che non conceda a lui e al suo cliente il potere di modificare la traduzione prima della pubblicazione in qualsiasi modo pare loro appropriato, “nel caso in cui Lei dovesse prendere una cantonata.” Ma il traduttore non si fa battere così facilmente.

Sì, dice il traduttore, non posso escludere la possibilità di commetere qualche errore. Ma se lo facessi, è ovvio che vorrei poter subito rimediare il problema. Anche se agisco solo per interesse, non mi conviene pubblicare una traduzione, firmata con il mio nome, che contenga degli errori. Ma essendo io l’autore della traduzione, ho bisogno di essere sicuro che la mia opera non venga modificata senza il mio perdownloadmesso.

Agente: Ma cosa succede se non siamo d’accordo sulla sua interpretazione di una frase?

Traduttore: Bene, una traduzione è un’inter
pretazione, e persone di buona volontà possono anche dissentire su questioni di interpretazione. Ma differenze di opinione non necessariamente equivalgono a forzature da parte del traduttore. Se invece intende dire, cosa succederebbe se dovessi fraintendere completamente il senso di una frase o di un doppio senso, allora naturalmente ci terrei a saperlo. Per ovvi motivi, non vorrei mai pubblicare una traduzione che contenesse questo tipo di errori. Alla fine, c’è il mio nome sulla traduzione. Detto ciò, però, no, non sono comunque disposto a concedere il diritto di modificare la traduzione senza il mio permesso solo perché voi, che non siete di madrelingua inglese, l’avreste scritto in modo diverso. Sono d’accordo che le traduzioni editoriali debbano essere sempre revisionate, ma da professionisti per cui la lingua della traduzione corrisponda alla loro lingua madre.

Agente: Ma qui c’è di mezzo l’autore che conosce bene l’inglese così come me.

Traduttore: D’accordo, ma nessuno dei due è di madrelingua inglese, e non siete nemmeno traduttori dall’italiano all’inglese. D’altronde, se pensate che il vostro inglese sia di così alto livello, non avrebbe forse più senso che siate voi a tradurre direttamente il libro?

Agente: Ammiro la difesa della sua categoria, e capisco perfettamente il concetto che “il traduttore è autore,” ma si deve ammettere che il mio cliente lo è un po’ di più.

Traduttore: Le faccio una domanda. Poniamo che io legga il libro del suo cliente, e trovi che non sia stato chiaro, o che sia ecessivamente prolisso, o che abbia storpiato una descrizione, o che nella trama stessa ci sia un’ incongruenza, o semplicemente non mi aggrada il suo modo di interpretare un evento storico o una realtà sociale, e quindi insista che l’autore modifichi il testo prima che io possa accettare di tradurre il libro, lui lo farà?

Agente: Sono allibito. Mai in tutti i miei anni di trattare con traduttori ho incontrato un atteggiamento simile.

Traduttore: Non mi sorprende affatto. Spesso i miei colleghi sono inguaribili idioti.

<clic>

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Posted on 7 March 2016, in Crimes Against Translation, English Scorned, Betrayed, and Abused, Italy, Italian, Italians (in that order). Bookmark the permalink. Leave a comment.

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